I comprensori di gestione venatoria del camoscio – Recuperare ciò che è andato perso

I comprensori di gestione venatoria del camoscio – Recuperare ciò che è andato perso

1° ottobre 2025

Foto: Andreas Eccel

Nella nostra attuale edizione del Giornale del Cacciatore: il biologo Josef Wieser parla della nascita dei comprensori di gestione venatoria del camoscio in Alto Adige.

 

Nel nostro archivio mi sono imbattuto recentemente in un articolo datato, ma molto interessante, comparso su “Der Anblick” (rivista venatoria austriaca) nel 1997. Oltre a offrire uno sguardo sulla nascita e sul declino di molti comprensori di gestione venatoria del camoscio, forniva anche una previsione sul futuro di allora, cioè sul nostro presente. Motivo sufficiente per riprendere in mano quell’articolo e verificare le previsioni.

Nascita dei comprensori

Dopo le turbolenze della seconda guerra mondiale, le popolazioni di camoscio in Alto Adige erano in molti luoghi al collasso. Le ragioni erano molteplici, ma la pura necessità probabilmente contribuì in modo determinante. Con il ritorno a popolazioni più consistenti di camoscio nel 1970 l’Associazione Cacciatori Alto Adige deliberò la creazione di comprensori di gestione del camoscio e affidò la coordinazione all’ ufficiale forestale dott. Karl Obwegs.

I criteri allora stabiliti per la delimitazione e la gestione dei comprensori sono validi ancora oggi. I confini venivano tracciati in base a catene montuose e habitat, controllati ogni 5 anni e adeguati, se necessario. L’obiettivo gestionale era costruire una popolazione sana di camosci, censita nel modo più preciso possibile e adattata al rispettivo habitat. Di conseguenza, i censimenti annuali erano di grande importanza. Essi venivano effettuati secondo criteri concordati e realizzati a livello intercomprensoriale, nello stesso periodo per ogni comprensorio, ogni anno. Particolare attenzione veniva posta affinché un cacciatore fosse sempre affiancato, nel proprio punto di osservazione, da un cacciatore della riserva confinante. La proposta di piano di abbattimento veniva inoltrata congiuntamente, sulla base del censimento.

Per ogni comprensorio veniva nominato un coordinatore, presso il quale confluivano tutte le informazioni e che svolgeva un importante ruolo di coordinamento. Ben presto ebbe inizio la fase di massimo splendore dei comprensori di gestione altoatesini: nella parte orientale della provincia sorsero 25 comprensori, mentre a ovest ne furono creati cinque, relativamente grandi. Tuttavia, i grandi comprensori a ovest durarono soltanto pochi anni.

Punto di svolta: rogna del camoscio

Con il riaccendersi della rogna del camoscio e il conseguente declino di molte popolazioni, nei comprensori iniziarono le difficoltà. Subentrò una sorta di stanchezza: tutto sarebbe stato “troppo impegnativo e complicato”. La conseguenza fu che i comprensori si “addormentarono”. Rimasero in parte solo sulla carta, ma le intese tra le riserve di caccia si ridussero drasticamente e gli abbattimenti lungo i confini aumentarono. Dal 1989 non si tennero più riunioni dei coordinatori responsabili.

In seguito i comprensori persero sempre più importanza, come si riflette chiaramente anche nei regolamenti venatori provinciali a partire dal 1996. Nel regolamento venatorio del 1988 la sezione dedicata ai comprensori di gestione del camoscio occupava più di una pagina intera. In quello del 1996 lo spazio si riduceva a un quarto di pagina. Da allora il testo non è più stato modificato e un paragrafo è stato perfino accorciato.

Vorrei citare alla lettera l’ultimo paragrafo dell’articolo su “Der Anblick”: 
“Il declino dei comprensori di gestione del camoscio dovrebbe in realtà far male a tutti i cacciatori altoatesini, poiché con la fine di una gestione coordinata su vasta scala del camoscio, una caccia conforme alla natura e alla struttura, con la crescita di portatori di trofei maturi, è possibile solo in misura molto ridotta. Lasciare in vita un maschio di sei anni (oggi otto anni), finché ha superato il suo apice e inizia ad invecchiare, è praticamente possibile solo con una caccia condotta congiuntamente, poiché nella caccia frammentata su piccole superfici potrebbe abbatterlo il vicino”.

Molti problemi discussi da anni con toni accesi e che riaffiorano regolarmente in occasione dei piani di abbattimento si potrebbero risolvere con una gestione comune e su vasta scala.

Il biologo Josef Wieser

Uno sguardo al presente

Se con questo paragrafo in mente rivolgiamo lo sguardo al presente, la riflessione è, a dir poco, preoccupante. Molti problemi discussi da anni con toni accesi e che riaffiorano regolarmente in occasione dei piani di abbattimento (“mancano capi anziani”, “daremmo volentieri tempo ai camosci, ma il vicino…”, ecc.), si potrebbero risolvere con una gestione comune e su vasta scala. Le possibilità ci sarebbero, basta volerlo. Il camoscio se lo sarebbe senza dubbio meritato e ce ne sarebbe grato. È giunto il momento di risvegliare i comprensori di gestione venatoria del camoscio dal loro sonno di Bella Addormentata.

 Josef Wieser

Il contributo proviene dal Giornale del Cacciatore numero 3/2025. L’intero numero è disponibile per il download qui: jagdverband.it/it/giornale-del-cacciatore

Il legatore di Gamsbart

Il legatore di Gamsbart

17 settembre 2025

Ausbildung Jagdaufseher

Foto: Franziska Raffl Steiner

In occasioni particolari, molti cacciatori indossano sul cappello un Gamsbart, il tradizionale pennello di peli di camoscio. È questione d’orgoglio che provenga da capi abbattuti personalmente. Legare la barba di camoscio è un’arte che richiede molto tempo, pazienza e abilità. Il Giornale del Cacciatore è andato a trovare a Riva di Tures Hubert Bacher, uno dei pochi artigiani rimasti in Alto Adige.

Come si strappano correttamente i peli di camoscio e cervo? Come devono essere consegnati al legatore? Da quali animali si possono ricavare le barbe? Come si cura correttamente un Gamsbart?

Abbiamo avuto modo di osservare il lavoro del barbiere Hubert Bacher. Da leggere nell’attuale edizione del Giornale del Cacciatore (edizione 3-2025).

Impressioni dalla realizzazione di un Gamsbart: Qui trovate il video

Corso di formazione per agenti venatori

Corso di formazione per agenti venatori

5 settembre 2025

Ausbildung Jagdaufseher

Nei prossimi anni sono previste numerose nuove assunzioni di agenti venatori. Per poter coprire il fabbisogno di personale, presso la Scuola forestale Latemar a partire da febbraio 2026 si terrà un corso di formazione della durata di sei mesi. L’ammissione avviene tramite una procedura di selezione (prova scritta e orale), che si svolgerà presumibilmente nella seconda metà di ottobre 2025. Gli interessati possono iscriversi da subito alla procedura di selezione.

Requisiti minimi di ammissione:

  • cittadinanza italiana o di un altro Stato membro dell’Unione Europea,
  • assolvimento della scuola dell’obbligo,
  • maggiore età (18 anni compiuti),
  • idoneità psico-fisica alle mansioni connesse alla vigilanza venatoria,
  • superamento dell’esame venatorio,
  • porto d’armi uso caccia in corso di validità,
  • buona condotta morale,
  • attestato di bilinguismo livello B1. (L’attestato deve essere presentato al più tardi alla data della prova scritta della preselezione, altrimenti segue l’esclusione dalla procedura)

Il bando completo, il profilo dettagliato richiesto ai partecipanti, la descrizione della professione, le modalità per l’ammissione e la valutazione finale, nonché il modulo per l’iscrizione alla procedura di selezione sono disponibili in basso per il download.

  Le domande dovranno essere presentate entro martedì 30 settembre 2025 alle ore 15:00.

Caccia al capriolo in Alto Adige: ancora margini di miglioramento

Caccia al capriolo in Alto Adige: ancora margini di miglioramento

3 settembre 2025

Foto: Armin Gschnell

In molte riserve dell’Alto Adige, specialmente in quelle dove anche il cervo è molto presente, la caccia al capriolo ha un ruolo secondario. È tempo di dedicare maggiore attenzione alla nostra specie di ungulati più numerosa, nonché la più piccola.

Osservando nel tempo gli abbattimenti di caprioli in Alto Adige, si nota che questi sono aumentati costantemente fino all’inizio degli anni ‘90, per poi diminuire nuovamente dopo il 2000. Nel 2024 sono stati abbattuti 7.832 caprioli, mentre nel 1980 erano 6.708 e nell’anno record 2003 si raggiunsero i 10.139 capi.

Il capriolo è meno visibile rispetto al passato

Negli ultimi anni, il cervo, che in parte compete con il capriolo, si è notevolmente diffuso e i grandi predatori sono aumentati. Inoltre, l’habitat si è modificato a causa dei cambiamenti nella gestione agricola. Mentre i prati da sfalcio del passato – ricchi di specie – offrivano superfici di pascolo ideali per il capriolo, i prati moderni, fortemente concimati e meno diversificati, risultano poco attrattivi per questa specie.

Ciò ha portato il capriolo a frequentare prevalentemente il bosco, riducendo notevolmente la sua presenza nei prati. Tuttavia, la strategia di caccia al capriolo è rimasta in gran parte invariata negli ultimi decenni e, soprattutto le femmine continuano ad essere cacciate principalmente nei prati, facendo apparire il calo numerico più drastico di quanto sia in realtà.

La distribuzione degli abbattimenti di femmine di capriolo (blu) e cervo (rosso) in una riserva dell’Alto Adige mostra che in gran parte del territorio le femmine di capriolo non vengono affatto cacciate. Un motivo potrebbe essere che ampie porzioni della riserva sono dedicate esclusivamente alla caccia al cervo.

Selezioniamo una popolazione maschile troppo giovane …

Le direttive di gestione concedono alle riserve ampio margine nella suddivisione dei prelievi tra le varie classi di abbattimento. Vi sono solo due requisiti centrali:

  1. Viene concesso un numero di maschi pari a quello delle femmine abbattute l’anno precedente.
  2. Almeno un terzo e al massimo due terzi del prelievo maschile devono riguardare la categoria dei maschi giovani (piccoli maschi e maschi di 1 anno).

Distribuire uniformemente la pressione venatoria nella riserva e cacciare anche nel bosco

Queste direttive portano nella maggior parte delle riserve a un abbattimento di due terzi dei maschi tra gli esemplari da trofeo e il resto tra i maschi di un anno. Tuttavia, se la caccia al maschio si concentra nel periodo tra le dispute territoriali primaverili e il periodo degli amori, gli effetti sulla popolazione possono essere negativi, poiché il ciclo riproduttivo viene disturbato. Se interveniamo troppo sulla classe media dei maschi da trofeo, ci ritroveremo con una popolazione maschile troppo giovane.

… e una popolazione femminile troppo vecchia!

Anche l’abitudine, spesso benintenzionata, di risparmiare le femmine adulte porta spesso all’effetto opposto rispetto a quello desiderato. Se vengono abbattuti principalmente capi giovani come femmine sottili e singoli piccoli femmina, per di più sempre nelle stesse zone della riserva, si verifica spesso un eccessivo sfruttamento locale e un invecchiamento della popolazione femminile nel resto del territorio. La popolazione di femmine invecchia e diventa meno produttiva se gli abbattimenti avvengono sempre nelle stesse aree.

Anche nel caso del capriolo, la struttura sociale è importante. Per mantenere una popolazione vitale, il prelievo dovrebbe essere distribuito in modo proporzionato tra le classi di età, come esse si presentano in natura. In Alto Adige, invece, la popolazione di femmine adulte raggiunge un’età media elevata, con effetti negativi sulla vitalità della popolazione. L’eccessiva pressione venatoria sui maschi giovani e adulti da trofeo non è affatto positiva per il nostro capriolo.

“Se cacciassimo meno femmine, avremmo molti più caprioli!”

Questa affermazione è diffusa, ma non sempre veritiera. Ogni cacciatore in Alto Adige può verificarlo da sé. In quasi tutte le riserve esistono aree favorevoli al capriolo dove le femmine non vengono quasi mai cacciate. Tuttavia, le popolazioni non aumentano più di quanto avviene nelle zone dove la caccia al capriolo è più intensa. La capacità dell’habitat resta il fattore determinante per la popolazione di caprioli, influenzando in particolare la mortalità dei piccoli e il numero di animali morti per cause naturali durante l’inverno. Tuttavia, il prelievo di femmine incide sulla popolazione, soprattutto se si concentra per anni sugli stessi gruppi d’età in specifiche aree. In molte riserve dell’Alto Adige si verificano entrambi questi fenomeni proprio nelle zone tipiche del capriolo.

I caprioli in Alto Adige non subiscono gravi danni dai nostri errori gestionali solo perché, in generale, la pressione venatoria su questa specie non è particolarmente alta.

Moderare il prelievo di femmine sottili e piccoli femmina

Si sa che le femmine di capriolo tendono a stabilirsi vicino alla madre. In inverno, le femmine e i loro piccoli si uniscono spesso al gruppo materno, mentre gli individui non imparentati vengono generalmente respinti. Se da un’altana, in un luogo dove ogni anno si abbattono alcuni caprioli, viene prelevato un singolo piccolo femmina, l’anno successivo in quell’area mancherà una femmina sottile. Se poi vengono abbattute anche tutte le femmine sottili avvistate in quel luogo, difficilmente una femmina potrà raggiungere il secondo anno di vita, mentre la madre, risparmiata, diventerà sempre più anziana, schiva e attiva di notte, trasmettendo questo comportamento anche alla prole.

Se si prelevano solo singoli piccoli femmina e femmine sottili, i caprioli di quella zona diventeranno più diffidenti e il numero locale diminuirà involontariamente. È molto più vantaggioso per la popolazione risparmiare più spesso le femmine sottili e, se necessario, abbattere i piccoli femmina solo insieme alla madre adulta e a un eventuale gemello. Lo spazio lasciato libero dalla madre verrebbe presto rioccupato e la femmina sottile sopravvissuta in autunno potrebbe generare molti piccoli negli anni successivi.

Peter Preindl

Consigli per la caccia al capriolo

  • Cacciare uniformemente in tutta la riserva!

  • Il capriolo tende a rimanere per tutta la vita nel suo territorio. Chi cerca un maschio o una femmina adulta dovrebbe quindi puntare alle zone dove da tempo non vengono abbattuti individui anziani.

  • Sfruttare sempre le occasioni per prelevare femmine idonee, soprattutto nel bosco, dove queste opportunità sono rare.

  • Moderare la caccia alle femmine sottili per mantenere una popolazione vitale.

  • Abbattere la madre insieme ai piccoli, specialmente nel bosco, dove è spesso l’unico modo per prelevare femmine adulte senza compromettere la protezione materna.

  • Scegliere i maschi non in base al trofeo, ma piuttosto in base all’età o al peso.

  • Risparmiare i maschi adulti fino alla fine del periodo degli amori a fine luglio.

Il contributo proviene dal Giornale del Cacciatore numero 1 del 2025. L’intero numero è disponibile per il download qui: jagdverband.it/it/giornale-del-cacciatore

Wild-Domino: nuovo gioco nello Zaino del Cacciatore

Wild-Domino: nuovo gioco nello Zaino del Cacciatore

21 agosto 2025

Da quasi tre anni l’Associazione Cacciatori Alto Adige mette a disposizione lo Zaino del Cacciatore a tutti gli interessati che desiderano avvicinare bambini e ragazzi alla fauna selvatica locale e ai suoi habitat.

Ora nello Zaino c’è un nuovo elemento: il Wild-Domino. Sette mazzi di carte su diversi temi mettono alla prova le conoscenze su selvaggina, bosco e tutto ciò che riguarda la caccia. Questo gioco di abilità è adatto a diverse fasce d’età.

Lo Zaino del Cacciatore può essere preso in prestito gratuitamente presso la sede dell’Associazione Cacciatori Alto Adige.

Wild-Memo per una buona causa

Wild-Memo für den guten Zweck

13. August 2025

Vor allem im Rahmen der Hegeschauen, aber auch zu anderen Anlässen, ist das Wild-Memo immer wieder ein toller Hingucker und ein nettes Geschenk. Mittlerweile ist das Wild-Memo bereits in der dritten Auflage erhältlich. Die Fotos für das Spiel stammen allesamt aus dem Fotowettbewerb des Südtiroler Jagdverbandes, der 2023 stattgefunden hat.

Damit schon die Kleinsten unsere heimischen Wildtiere kennen lernen, aber auch, um der älteren Generation Freude beim Spiel zu bescheren, stellt der Südtiroler Jagdverband das Wild-Memo nun den Kindergärten des Landes, dem Südtiroler Kinderdorf, den VKE-Spielhäusern und ELKI-Zentren, verschiedenen Sozialgenossenschaften, Seniorenheimen und den Kinderabteilungen der Südtiroler Krankenhäuser kostenlos zur Verfügung.

Die Verteilung des Wild-Memos ist im vollen Gange. Ein großer Teil der Spiele wurde bereits verteilt, weitere folgen in den kommenden Wochen. Ein großer Dank gilt allen Beteiligten, die uns bei der Verteilung der Spiele unterstützt haben. Insgesamt werden im Laufe der Aktion rund 650 Wild-Memos verteilt.